Storia di una bici Pisana

Oggi vogliamo raccontarvi la storia del nostro incontro con una bicicletta pisana, apparentemente destinata al ferro vecchio, che invece ha ritrovato una propria dignità.

Il ritrovamento

Tutto comincia con la scoperta di un telaio in acciaio a congiunzioni, databile intorno agli anni 60. La vernice e i decals originali furono tolti e rimpiazzati da un lavoro “home-made” ma il metallo è molto ben conservato, senza alcun segno di usura. Un esame più attento ci permette innanzitutto di stabilire che si tratta di una bici da corsa: registro posteriore forcellino, rinforzo sulla forca, peso piuma del telaio.

wilma, un marchio perduto.

Di seguito riusciamo a capire che si tratta di una Wilma, una storica bici Pisana. Nonostante questo marchio abbia lavorato a lungo, anche molti esperti di bici d’epoca non hanno grandi informazioni al riguardo. Veniva prodotta dalla ditta Melani Del Seppia con sede in P.zza Guerrazzi a Pisa.

La famiglia Melani era Lucchese e il nome Wilma fu ispirato dalla sorella del fondatore. L’azienda aveva punti vendita anche a Livorno e Lucca per cui sul frontalino di alcune bici possiamo trovare “Wilma Pisa Livorno Lucca“.

Oltre alla produzione di classiche bici da città, la ditta Melani si distingueva anche per la produzione di bici da corsa: dalle due stecche degli anni ’40 fino ad addirittura sponsorizzare una squadra corse negli anni ’50, la Wilma Gilera di Navacchio, squadra dilettantistica di cui fece parte Guido Carlesi prima del suo passaggio a professionista nella Philco.

il restauro

Quando si tratta di ridare vita a una bici d’epoca ci si pone innanzitutto il problema di come debba essere fatto il restauro: conservativo o totale? Il restauro conservativo non è stato possibile perchè il telaio fu “personalizzato” da qualche vecchio proprietario, il colore originale perduto, così come la componentistica. Lo stesso dilemma si poneva per un restauro totale: la mancanza di letteratura sul marchio, dei decals e delle colorazioni ci avrebbe messo davanti ad un’impresa veramente ardua.

Ecco che allora decidiamo di cambiare il “destino” di questa bici, ovvero di trasformarla completamente pur lasciando un gusto retrò. Prima di tutto telaio viene sabbiato e verniciato da professionisti del settore con una colorazione oro, poi la trasformiamo in una bici da città.

Montiamo un manubrio Torino con freni interni alla piega, la leva del cambio passa da tubo obliquo all’attacco manubrio. Il tocco finale sono una sella “Sella Italia” in stile d’epoca, un eccentrico doppio faro a led e una coppia di parafanghi slim.

Il risultato è qualcosa di completamente ripensato rispetto all’originale, che riesce a darci la chiara idea di come è possibile intervenire radicalmente su una bicicletta, secondo il proprio gusto.

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